Le condizioni imposte dai Romani furono durissime: Cartagine doveva rinunciare per sempre a tutti i suoi territori extra-africani (la Sicilia, la Sardegna e la Spagna); pagare a Roma un’ingente indennità di guerra e un tributo di 10.000 talenti in 50 rate annuali; distruggere completamente la sua flotta a eccezione di 10 navi; riconoscere la costituzione del regno di Numidia (sul cui trono fu posto Massinissa); infine, condizione più dura di tutte, impegnarsi a non dichiarare guerra ad alcuno Stato senza il previo consenso di Roma.Ottenuta la ratifica di queste condizioni, Scipione fece quindi ritorno a Roma dove celebrò un magnifico trionfo. In questo contesto le tre guerre combattute tra Roma e Cartagine (264-241, 218-201, 149-146 a.C.) costituiscono un passo fondamentale: fu grazie a questi tre conflitti che Roma acquisì in modo definitivo la consapevolezza di poter ambire a un dominio universale; inoltre essi provocarono nella città una serie di trasformazioni politiche, sociali ed economiche destinate a ripercuotersi con forza nel periodo successivo. Le guerre puniche: riassunto. storia-delle-guerre-puniche-schema-e-riassunto-appunti 1/1 Downloaded from www.kvetinyuelisky.cz on November 29, 2020 by guest [eBooks] Storia Delle Guerre Puniche Schema E Riassunto Appunti If you ally habit such a referred storia delle guerre puniche schema e riassunto appunti books that will pay for you worth, acquire the very best seller from us currently from several preferred authors. Grazie a queste misure e al fatto che diverse comunità del centro-Italia, soprattutto quelle latine, mantennero fede alla loro alleanza, i Romani riuscirono a schierare un numero sufficiente di legioni con cui contrastare l’avanzata dei Cartaginesi.In questa fase ritornò prepotentemente sulla scena Quinto Fabio Massimo il quale, vista legittimata l’accortezza della sua strategia bellica dalla terribile sconfitta di Canne, riuscì a farsi eleggere per due anni di fila al consolato tra il 215 e il 214 a.C. e a garantire la carica al giovane figlio nel 213 a.C. 2 0. Il trattato dell’Ebro, Sagunto e lo scoppio della seconda guerra punica (226-219 a.C.). Addirittura prestò aiuto militare alle forze di Roma nelle guerre contro Antioco III, Filippo V e Perseo. Barricati all’interno delle loro mura, per ben due anni essi furono in grado di frustrare tutti i tentativi d’assedio dei Romani. A capo delle operazioni furono posti i consoli del 256 a.C., Marco Atilio Regolo e Lucio Manlio Vulsone, i quali, sbarcati con facilità sulle coste africane presso capo Bon, ottennero un primo successo sulle armate puniche nella battaglia di Aspis. Andrea Incontro. William Turner, Tempesta di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi (1812). Pipo. 5 A questo proposito è diventata celebre l’incitazione rivolta ad Annibale da Maarbale, comandante della cavalleria cartaginese. Probabilmente vedere Cartagine a poche miglia dalle coste del Bruttium appena conquistato dovette creare qualche apprensione nel Senato romano, che acconsentì a inviare soccorsi a Messina. 7 anni fa. L'antica comunità di intenti, basata sulla simmetria degli interessi (terrestri per Roma, navali per Cartagine) cessò all'improvviso. Sul fronte italico i Romani impiegarono costantemente un numero altissimo di legioni con le quali frustrarono ogni tentativo di Annibale di allargare la sua rete di alleanze, mentre nello stesso periodo la flotta romana, stazionata al largo di Brindisi, impediva a Filippo V di portare le sue truppe in Italia.In Sicilia fu invece inviato un altro famoso generale, Marco Claudio Marcello, il quale, sbaragliate sul campo le forze cartaginesi e siceliote, pose ben presto l’assedio alla stessa Siracusa. Non è un caso che nel 146 a.C. venisse distrutta, oltre a Cartagine, anche la città greca di Corinto, a testimonianza dell’ormai indiscusso dominio romano sulla Grecia continentale.Ciò nonostante, la tradizione riporta che l’opportunità di distruggere Cartagine fu a lungo dibattuta in Senato. La risposta di Cartagine non fu, in un primo momento, particolarmente efficace. Alla fine del 206 a.C. i Romani acuirono ancora di più il suo isolamento firmando con Filippo V la pace di Fenice, che in sostanza riconosceva lo status quo precedente alla scoppio del conflitto. Obiettivo di Amilcare era quello di preparare una guerra di rivincita sui Romani. mi servirebbe il riassunto delle guerre puniche (dettagliato ma nn troppo lungo) Rispondi Salva. Le due città, quasi "coetanee" (814 a.C. Cartagine e 753 a.C. Roma), per lunghi secoli tennero un atteggiamento di reciproco rispetto anche se dai trattati, stipulati nel corso del tempo, traspare una certa tendenza di Cartagine a sentirsi "superiore". Il trattato dell’Ebro, che, in linea generale, stabiliva di fatto l’esistenza di due sfere d’influenza, riconoscendo a Cartagine il diritto di proseguire con la sua campagna di conquista della Spagna meridionale, ribadiva allo stesso tempo la posizione di superiorità ormai assunta da Roma nei rapporti diplomatici tra le due potenze, perché se da una parte ai Cartaginesi era esplicitamente vietato di oltrepassare in armi il fiume, dall’altra nessun vincolo era imposto a una possibile ingerenza dei Romani all’interno della penisola iberica. Resti delle mura “serviane” nei pressi della Stazione Termini (Roma). Non essendo aiutato dalla città, Amilcare dovette marciare per tutta la costa del Nordafrica e buona parte della costa spagnola. Amor nasca, nè pace; anzi alcun sorga La notizia di questa nuova sconfitta gettò Roma nel panico. Risposta preferita. IL PERIODO TRA LE DUE GUERRE(241-219 a.C.), La rivolta dei mercenari contro Cartagine (241-238 a.C.). Questa regione, posta, almeno per il momento, al di fuori dell’orizzonte controllato dai Romani, era altresì ricca di miniere d’oro, d’argento e di stagno, che avrebbero permesso a Cartagine di recuperare piuttosto rapidamente i fondi con cui finanziare una nuova guerra.Sbarcato a Gades (l’odierna Cadice) alla fine del 237 a.C., accompagnato dal genero Asdrubale e dal figlio di nove anni Annibale, Amilcare diede inizio a un’ambiziosa ed estesa campagna di conquista che tenne impegnati i Cartaginesi per i successivi otto anni, fino a quando, alla fine del 229 a.C., lo stesso Amilcare rimase ucciso in uno scontro con una delle tribù iberiche.Il comando dell’esercito punico fu allora assunto da Asdrubale, il quale, più che continuare le operazioni militari, si preoccupò piuttosto di consolidare le recenti conquiste stipulando trattati di alleanza con le popolazioni locali e fondando la città di Nova Carthago (odierna Cartagena), destinata in poco tempo a diventare la florida capitale dell’impero punico in Spagna. Roma lentamente si riprese e adottando nuovamente la tattica del logoramento, ideata dal dittatore Quinto Fabio Massimo, che poi prenderà il soprannome di "cunctator" (temporeggiatore) per anni e con alterne fortune, combatté il generale cartaginese restringendo sempre di più il territorio della sua azione riconquistando man mano le città che Annibale conquistava, non appena le condizioni militari o sociali lo consentivano. A quest’animo eguali: i liti ai liti Il sentimento anti-romano si estese ben presto anche al di fuori dei confini della penisola. storia-delle-guerre-puniche-schema-e-riassunto-appunti 1/1 Downloaded from www.advocatenkantoor-scherpenhuysen.nl on December 9, 2020 by guest [DOC] Storia Delle Guerre Puniche Schema E Riassunto Appunti Eventually, you will totally discover a other experience and carrying out by spending more cash. Il Senato decise allora di inviare in Spagna il giovanissimo Publio Cornelio Scipione - figlio omonimo del console del 218 a.C. e futuro “Africano” - il quale, assunto il comando delle truppe sopravvissute (cui si aggiunsero rinforzi inviati da Roma) passò decisamente all’offensiva. Ben presto, tuttavia, i Mamertini si stancarono della presenza dei Cartaginesi che, a loro avviso, stavano cercando di approfittare della situazione per estendere la loro influenza anche sulla parte orientale dell’isola. Annibale partì dalla Spagna con un esercito di circa 50.000 uomini, 6.000 cavalieri e 37 elefanti. Le operazioni romane furono tuttavia frustrate dall’efficace difesa offerta dai Siracusani, guidata in questo caso dal famoso matematico Archimede, e la città capitolò solo alla fine del 212 a.C. grazie a un tradimento. Presa quindi la via delle Alpi, dopo una traversata epica, giustamente celebrata dalla tradizione antica e moderna, all’inizio dell’inverno del 218 a.C. egli mise finalmente piede in Italia, ricevendo subito l’appoggio di numerose tribù galliche. Guerre Puniche e Cartagine: riassunto. Lo scontro decisivo tra i due generali avvenne nel 202 a.C. presso Zama. Visto il pericolo, si alleò con la sua nemica storica, Siracusa, contro Roma e i Mamertini. La scelta, presa verosimilmente dall’assemblea popolare, ricadde su Amilcare Barca. Grandissimo ammiratore di Annibale, che considerava un genio e un modello da imitare, Scipione aveva trascorso gli anni in Spagna cercando di ammodernare l’esercito romano, in particolare tentando di dotare la fanteria legionaria di una maggiore flessibilità che le permettesse di cambiare rapidamente formazione nel corso della battaglia. Roma, però, non poteva dimenticare il pesante carico di costi economici, umani e psicologici causati dalla precedente guerra. Come già avvenuto in altre condizioni di estrema gravità, i Romani nominarono allora un dittatore, ovvero un magistrato eccezionale che per sei mesi deteneva un potere assoluto all’interno della città. La manovra di accerchiamento fu quindi completata dagli elefanti e dalla cavalleria cartaginese: Amilcare riportò una vittoria schiacciante e i ribelli lasciarono sul campo più di 7.000 uomini. Cartagine invece inviò subito una squadra navale. Durante il lungo processo che aveva portato Cartagine a estendere e consolidare il suo dominio sul Mediterraneo occidentale, si erano venuti a formare, all’interno della città, due opposti schieramenti politici, animati da differenti vedute riguardo agli indirizzi da imprimere alla politica espansionistica.Da una parte la classe dei ricchi proprietari terrieri era convinta che le forze militari cartaginesi dovessero essere impiegate nel tentativo di assicurare alla città un controllo sempre più esteso sull’entroterra africano, il cui sfruttamento era del resto alla base della loro stessa ricchezza. Università degli Studi di Catania. I romani, inaspriti, non avrebbero concesso mercé. 7 Secondo la tradizione, Catone era solito concludere ogni suo intervento in Senato con la significativa espressione, poi diventata proverbiale, “ceterum censeo Carthaginem esse delendam”, ossia “ritengo inoltre che Cartagine debba essere distrutta”. I consoli ricevettero gli ambasciatori di Cartagine che dovettero accettare le condizioni poste: Cartagine consegnò armature, catapulte e altro materiale bellico. Richiamato in patria, morì per le ferite durante la traversata. La rottura dei patti fornì Roma di un pretesto perfetto per poter intervenire e dichiarò guerra all'eterna rivale. L’eliminazione di Cartagine non si sarebbe ottenuta, tuttavia, con la semplice sconfitta di Annibale sul suolo italico; essa doveva passare necessariamente da un’invasione del territorio africano. Dal 248 a.C. i Romani si concentrarono allora esclusivamente sulle operazioni terrestri, cercando di portare a termine l’assedio di Lilybaeum, ma le loro azioni furono costantemente frustrate dal comandante cartaginese Amilcare Barca, asserragliato sul monte Erice con le ultime truppe cartaginesi.I lunghi anni di guerra avevano nel frattempo minato profondamente le risorse economiche delle due città. Cartagine tuttavia, già attraversata da una profonda crisi economica aggravata ora dalla necessità di versare a Roma i tributi previsti dal trattato di pace, non era in possesso delle somme richieste.In un primo momento il Consiglio degli Anziani cercò di placare gli animi dei mercenari versando a ciascuno di essi uno statere d’oro e facendoli raggruppare nella città di Sicca, posta a ben 200 km di distanza da Cartagine. Nel breve scontro che seguì i Romani lasciarono sul campo più di 15.000 uomini: lo stesso Flaminio trovò la morte. Giunsero rinforzi cartaginesi guidati da Annone. Non è certo che il peso dei corvi sulle prore delle navi sia stato il maggior responsabile dei disastri. Sono conosciute come puniche in quanto i romani chiamavano punici i Cartaginesi. Dalle origini alla tarda antichità; Autore. 2 La rivolta dei mercenari costituisce lo sfondo storico del celebre romanzo Salammbô di Gustave Flaubert (1862). Famosa è diventata l’espressione utilizzata da Tito Livio, che nel commentare l’indecisione del Senato afferma laconicamente: “dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur”, ossia “mentre a Roma si discuteva, a Sagunto già si combatteva violentemente”. GUERRE PUNICHE Puniche (guerre), denominazione corrente delle tre guerre svoltesi dal 264 al 146 a.C. tra Romani e Cartaginesi per il possesso del bacino occidentale del Mediterraneo. La leva era obbligatoria ed estesa a tutti i cittadini iscritti nelle cinque classi di censo, ovvero registri che suddividevano l’intera popolazione maschile adulta in base al reddito calcolato sulle proprietà immobili. Nel 264 a.c. appio claudio da reggio sbarca in sicilia e si impossessa di messina; dal 264 al 262 a.c. assistiamo a tre diversi scontri: roma tiene a bada cartagine ed è esclusa dalla sicilia orientale; siracusa accetta nell’ alleanza roma e agrigento viene conquistato. Scipione in Africa e gli ultimi anni di guerra (205-201 a.C.). Anche sul piano militare Scipione si proponeva come un deciso “innovatore”. Guerre puniche 1. Nonostante la florida ripresa economica Cartagine non poteva infatti rappresentare una seria minaccia al dominio di Roma sul Mediterraneo. A questo punto rientrò sulla scena Amilcare Barca, restato fino a quel momento nell’ombra dal suo ritorno dalla Sicilia. Viene chiamata Terza Guerra Punica, la guerra combattuta dai Romani contro Cartagine nel secondo secolo a.C. – Nel 146 prendendo come pretesto la politica aggressiva di Massinissa re dei Numidi e alleato di Roma, contro Cartagine, allora una città mercantile, dai possedimenti limitati, ma dalla notevole vivacità economica, i Romani penetrarono nuovamente in Africa, guidati da un nipote adottivo dell’Africano: Scipione Emiliano. Il trattato poneva i limiti di espansione punica in Iberia a sud del fiume Ebro. Diventata ormai padrona assoluta del Mediterraneo occidentale, la città era convinta di aver superato il test più importante nella corsa verso l’acquisizione del dominio universale. Cartagine e le guerre puniche: riassunto LA PRIMA GUERRA PUNICA I Cartaginesi non accettano e si preparano a resistere ad ogni costo e durante una battaglia vicino a Tunisi sconfiggono i … La guerra era finita 2. “Vittime” di questa politica di conquista furono sia la Macedonia di Filippo V e del figlio Perseo (II e III guerra macedonica: 200-196 a.C. e 171-167 a.C.), sia la Siria di Antioco III (guerra siriaca: 192-187 a.C.). Caricato da. Se vuoi essere informato ogni volta che il nostro sito viene aggiornato, iscriviti alla newsletter Questo sito viene aggiornato senza nessuna periodicità. Nella primavera del 218 a.C., ricevuta notizia che Cartagine aveva rotto gli indugi e dichiarato apertamente guerra ai Romani, Annibale si mise quindi in marcia da Nova Carthago alla testa di un imponente esercito forte di oltre 90.000 uomini. A questo punto i Romani, che pur avevano ottenuto importanti vittorie campali, si resero conto che per dare una vera svolta al conflitto era necessario procedere con la costruzione di una flotta da guerra. Il rischio per Roma era che Cartagine, troppo indebolita, cadesse preda della Numidia. Nel 148 a.C. i nuovi consoli furono inviati in Africa ma si rivelarono ancora più incapaci dei predecessori. Nel frattempo il giovane Scipione continuava con la sua campagna di conquista della penisola iberica. Fedeli al trattato stipulato con Roma, i Cartaginesi non risposero mai in modo aggressivo alle provocazioni del Numida, rivolgendosi sempre all’arbitrato dei Romani, sebbene questi decidessero puntualmente di appoggiare le richieste di Massinissa.Quando però Massinissa avanzò rivendicazioni sul territorio degli Emporia - uno dei più fertili dell’entroterra cartaginese - appoggiato, anche in questo caso, dal benestare dei Romani, i Cartaginesi decisero che non era più possibile restare a guardare e, armato prontamente un esercito, lo inviarono contro il re numida. Cartagine, fondata nell’814 a.C. da Fenici provenienti da Tiro, era alla guida di un vasto impero commerciale che controllava, oltre alle coste del Nord Africa (l’odierna Tunisia), la parte occidentale della Sicilia, la Sardegna, la Corsica e la parte meridionale della penisola iberica. Roma chiese a Cartagine di sconfessare Annibale. Attraversati i Pirenei e giunto in Provenza, Annibale riuscì a guadare, seppur con difficoltà, il fiume Rodano, eludendo la presenza dell’esercito romano inviato a contrastarlo. I concetti principali per memorizzare 100 anni di storia. riassnti di cose che sono ne libro. Resi inermi i cartaginesi, i Romani, attraverso Censorino, avanzarono la pretesa che la città fosse distrutta e ricostruita a 10 miglia dalla costa. È difficile determinare quali furono le ragioni che portarono i Romani alla decisione di distruggere completamente l’antica rivale. Le richieste di soccorso dei Mamertini contro Siracusa raggiunsero Roma e Cartagine. Le origini del conflitto I rapporti tra Roma e Cartagine, mentre fino agli inizi del III sec. Ora, in futuro e sempre; e sian le forze Siamo fieri di condividere tutti i contenuti di questo sito, eccetto dove diversamente specificato, sotto licenza, Videolezione "Le cause della Prima Guerra Mondiale", Credo esistano alcuni studi (forse di Marta Sordi) che mettono in forte dubbio l'esistenza dei celeberrimi "corvi". Indice argomenti su Cartagine e le guerre puniche . Tre battaglie terrestri di larga scala furono combattute durante questa guerra. Alla morte di quest’ultimo (289 a.C.) i Mamertini si erano impadroniti con la forza della città di Messana (Messina), e negli anni seguenti avevano utilizzato questa città come base per compiere continue scorrerie in tutta la Sicilia nord-orientale. Roma mosse la sua diplomazia e le sue legioni riuscendo a fermare i Macedoni senza grandi sforzi e aiutata dal re di Pergamo. Guerre puniche - Riassunto, schema e sintesi degli eventi Appunto di storia contenente un riassunto delle tre guerre puniche con le date più importanti. Ogni combattente era sottratto alle campagne e all'agricoltura. Il console romano, tuttavia, imbaldanzito dai recenti successi, impose condizioni estremamente dure che prevedevano per Cartagine non solo la rinuncia della Sicilia e della Sardegna, ma anche la completa distruzione della flotta e il pagamento di un’ingente indennità di guerra.Il sinedrio cartaginese rifiutò le condizioni del console e con un enorme sforzo finanziario arruolò nuovi mercenari tra cui il comandante spartano Santippo. Nondimeno, la situazione poteva mantenersi in uno stato di precario equilibrio se non fosse intervenuto Massinissa. I Cartaginesi risposero ben volentieri all’invito dei Mamertini e posero una propria guarnigione a Messina, convincendo così Gerone a ritornare a Siracusa. Nel 147 a.C. Publio Cornelio Scipione Emiliano (figlio di L. Emilio Paolo, poi adottato da P. Cornelio Scipione, figlio dell'Africano) era stato nominato console di Roma insieme a Gaio Livio Druso. Nel frattempo Magone tentava di rinfocolare, contro Roma, le rivolte delle tribù galliche della Pianura Padana ma fu sconfitto e ferito. Nel frattempo Nefari fu attaccata da truppe romane e cadde; questo portò la resa delle altre città. In Spagna Scipione aveva inoltre maturato un ardito progetto strategico per portare a conclusione il conflitto punico. Science News. Questa forza si era tuttavia alleata immediatamente con i ribelli, rafforzando il loro controllo sull’entroterra. Contrari eternamente, l’onde a l’onde, 4 L’indifferenza mostrata dal Senato di fronte alle continue richieste dei Saguntini di liberarli dall’assedio dei Cartaginesi rimase per sempre una “macchia” sull’onore di Roma difficile da eliminare per la storiografia romana. Asdrubale, che difendeva il porto con 7.000 uomini, fu attaccato di notte e costretto a riparare a Birsa. Per compensare la mancanza di esperienza in battaglie con le navi, Roma equipaggiò le sue con uno speciale congegno d'abbordaggio: il corvo. Abbandonata a se stessa, Capua chiese e ottenne la resa nel 211 a.C. Nello stesso periodo i Romani, per allentare la minaccia macedone, siglarono inoltre un accordo con la lega etolica, una confederazione di città-stato greche tradizionale nemica della Macedonia, che costrinse Filippo V ad abbandonare ogni speranza di traghettare il suo esercito in Italia.L’attenzione di Roma e Cartagine si spostò allora sulla penisola iberica. Nell'intervallo di tempo fra la prima e la seconda guerra punica, Cartagine dovette subire e reprimere una rivolta delle truppe mercenarie che aveva impiegato. Nell'ottica di portare dalla sua parte le tribù galliche in lotta con Roma, combatté e sconfisse i Taurini, avversari degli Insubri che gli si allearono assieme ai Boi. Quel che è certo è che la sottrazione della Sardegna aprì una profonda ferita nell’orgoglio cartaginese, dando avvio a una serie di eventi destinati a sfociare, anche se a distanza di quasi vent’anni, in un nuovo, terribile conflitto tra le due potenze. Condividi questa lezione. Lv 7. Lo stesso Asdrubale rimase sul campo e la sua testa, raccolta dai consoli come macabro trofeo di guerra, fu portata ad Annibale a testimonianza che ogni tentativo di ricevere rinforzi era ormai illusorio. Legenda: 1) accampamento di Annibale; 2) cavalleria numidica; 3) fanteria cartaginese; 4) reparto cartaginese nascosto nel bosco; 5) fiume Trebbia; 6) cavalleria romana; 7) fanteria romana; 8) accampamento romano; 9) fiume Po; 0) città di Piacenza. Anche di fronte agli strabilianti successi conseguiti da Annibale nei primi tre anni del conflitto, questi preferirono infatti mantenere intatti i legami di alleanza con Roma, sostanzialmente perché la città era stata capace, nei secoli precedenti, di portare avanti un profondo processo di integrazione con le comunità italiche, dando vita a una compagine interstatale estremamente compatta che Annibale, nonostante i suoi sforzi, non era mai riuscito a spezzare. Nel 239 a.C. Cartagine, approfittando di un breve momento di tregua della guerra in Africa, aveva inviato sull’isola una forza armata per porre termine all’insurrezione dei mercenari. La distruzione di Cartagine (149-146 a.C.)L’equilibrio delle forze in campo pendeva naturalmente in favore dei Romani, ma i Cartaginesi riuscirono ad opporre una tenace resistenza. Roma nel periodo tra le due guerre (237-222 a.C.). E l’armi incontro a l’armi, e i nostri ai loro I mercenari, timorosi che Gerone continuasse nella sua azione avanzando con le sue truppe fino a Messina, decisero allora di chiedere aiuto ai Cartaginesi, che da secoli si contendevano proprio con i Siracusani il dominio sulla Sicilia. Non appena si seppe che i romani erano forti di un esercito di 80.000 uomini e 4.000 cavalieri, Cartagine capitolò, inviando 300 ostaggi scelti fra gli adolescenti della nobiltà punica. Agli occhi dei latini e degli italici Annibale aveva continuato a rappresentare “il nemico”, “l’invasore”, con cui ogni compromesso era impossibile.Le conseguenze della vittoria ottenuta su Cartagine furono per Roma importantissime. In quell’anno il tribuno della plebe Caio Flaminio Nepote fece approvare una legge che distribuiva ai più poveri contadini romani vasti appezzamenti di terra dell’Ager Gallicus Picenus (il territorio che i Romani avevano sottratto ai Galli nel 268 a.C., corrispondente oggi alla parte settentrionale delle Marche). Più difficoltà furono invece riscontrate da Roma nella sottomissione dell’Italia settentrionale (dove le ultime tribù dei Galli e i Liguri opposero una tenace resistenza) e soprattutto nella conquista della penisola iberica, il cui completo inglobamento nello Stato romano avverrà solo sotto Augusto (guerre cantabriche: 29-19 a.C.).Nel corso delle guerre condotte contro le monarchie ellenistiche (200-167 a.C.) i Romani poterono avvalersi della collaborazione dei Cartaginesi, i quali, come da trattato, fornirono a Roma aiuti economici e militari.Nonostante le terribili condizioni di pace, Cartagine era infatti riuscita in breve tempo a ricostruire gran parte della sua forza economica. - F. Cassola, I gruppi politici romani nel III secolo a.C., Trieste, 1962. Storia romana (1000086) Titolo del libro Storia romana. La seconda guerra punica (218 a.C. - 202 a.C.) consistette essenzialmente in una serie di battaglie terrestri. Probabilmente Livio riporta i fatti raccontati dallo storico filocartaginese Filino che riportava le "scuse" accampate dai comandanti cartaginesi per giustificare la disfatta navale subita. I negoziati tuttavia fallirono e Cartagine, assunto il mercenario spartano Santippo, riuscì a fermare l'avanzata romana nella battaglia di Tunisi. Zanichelli editore S.p.A. via Irnerio 34, 40126 Bologna; Fax 051- 249.782 / 293.224; Tel. Quest’ultimo, seppur battuto, riuscì tuttavia a fuggire con buona parte delle sue truppe e si mise in marcia sull’Italia in un estremo tentativo di portare aiuti al fratello. Si dice che i cartaginesi riuscissero a produrre ogni giorno 300 spade, 500 lance, 150 scudi e 1.000 proiettili per le ricostruite catapulte. Nonostante l’abilità di Annibale, che riuscì a frustrare tutti i tentativi di accerchiamento portati avanti da Scipione, alla fine la battaglia fu decisa dalle forze di cavalleria numidica guidate da Massinissa, che attaccando da tergo i Cartaginesi consegnarono ai Romani una schiacciante vittoria 6. All’inizio del III secolo a.C. Roma e Cartagine erano considerate le due maggiori potenze del Mediterraneo occidentale. La vita politica era controllata da un consiglio di 300 anziani (il sinedrio), che agiva in collaborazione con due magistrati eletti annualmente (i sufeti) e con un consiglio più ristretto formato dai cento membri più illustri dell’aristocrazia. Nel 264 a.C., con lo scoppio della prima guerra punica, ha inizio un’importantissima fase della storia di Roma, che prende oggi il nome di imperialismo romano. Nel frattempo il Senato romano, colto completamente alla sprovvista dall’audace piano di Annibale, aveva richiamato in Italia anche l’altro console, Tiberio Sempronio Longo, ordinandogli di rinunciare all’invasione dell’Africa e di portare invece le sue truppe a nord per dare man forte al collega.Giunto a Piacenza, Sempronio Longo, convinto che la semplice superiorità numerica avrebbe garantito ai Romani una facile vittoria sui Cartaginesi (secondo lui ancora provati dalla lunghissima marcia) schierò immediatamente le sue truppe a battaglia.Annibale, tuttavia, aveva avuto modo di preparare a dovere il successivo scontro. I Romani erano convinti che la guerra si sarebbe presto risolta in loro favore. Nuovi equilibri politici tra Roma e Cartagine (200-151 a.C.). Le guerre puniche e la conquista dell’Oriente Francesco Toscano. Si disse che Scipione pianse nel vedere la città bruciare, perché gli sembrava di aver intravisto Roma in mezzo alle fiamme.